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Come porre domande in una comunità online

Prima di cominciare: i vostri commenti sono molto importanti!

Per coloro fra voi che hanno già seguito corsi con me sarà un ripetere cose già sentite e vissute, ma con chi invece è nuovo vorrei soffermarmi su alcuni aspetti che sono essenziali prima di iniziare questa nuova esperienza. Una cosa che ci preme molto in questo laboratorio attiene alla capacità di sostenere e vivere una comunità online. Con questo non intendiamo niente di simile alla vuota dissipazione di tempo che caratterizza gran parte della vita nei social network. Quello che invece ci interessa è la capacità di trarre vantaggio dal fatto di non essere soli nel perseguire un obiettivo comune. È una faccenda di ascolto e offerta. Quello che conta è l’atteggiamento nei confronti dell’altro, il senso della comunità. Le tecnologie aiutano ma non sono al centro della nostra attenzione – le specificità tecniche ci interessano nella misura in cui consentono di sviluppare pratiche utili alla cura delle relazioni. Concentriamo l'attenzione quindi in questa fase iniziale su queste azioni:

  1. Commentare
  2. Porre domande
  3. Incontrarsi online (sincroni)

Commentare

Faccio un passo indietro per spiegare cosa intendo quando parlo di obiettivo comune e di senso della comunità.

Coloro che hanno commentato il post Laboratorio Informatico e A coloro che non sono sicuri di essere pronti (rispettivamente i commenti qui e qui) hanno bene interpretato lo spirito. Questi commenti per noi sono fondamentali perché ci danno la percezione della vostra esistenza e un’idea della vostra condizione. I commenti sono il sestante di questo tipo di navigazione, servono a fare il punto nel mare nebbioso della comunicazione online: abbiamo scritto un post, quanti lo avranno già letto? Che effetti avrà prodotto? È già il caso di scrivere il prossimo? Se scriviamo il prossimo oggi, quanti lo riceveranno con piacere e a quanti causerà invece stress perché hanno bisogno di assimilare il precedente?

I commenti sono utili anche per i compagni di viaggio. Uno dei fattori cruciali che ha consentito all’uomo inerme di sopravvivere e prosperare è la capacità di cooperare per un obiettivo comune. Una certa dose di brusio è utile perché contribuisce a creare il senso della comunità.

Per lo stesso motivo ci piace che la discussione avvenga in uno spazio accessibile a tutti e non solo agli studenti “ufficiali” del laboratorio, ed è per questo che da qualche mese a questa parte abbiamo deciso di aprire i commenti anche agli utenti esterni. Fra i vari ottimi strumenti disponibili nella piattaforma IUL c'è anche il forum ma preferiamo questo luogo, il blog, dove può capitare che altre persone arricchiscano la conversazione, magari ex-studenti, come è accaduto spesso in passato sul mio Laboratorio Online Permanente di Tecnologie Internet per la Scuola.

Commentate liberamente dunque.

Come commentare i post in questo blog

Per fare un commento, accertatevi di essere nella pagina che mostra tutto il post: in questo blog della piattaforma IUL scorrete il post fino alla fine e cliccate su commenta (il tasto è attivo solo se la funzione è stata abilitata per un determinato post). Quando vi cliccate si aprirà una finestra simile alla:

Attenzione: questa è solo una figura dimostrativa, non ci cliccate dentro per commentare!!! Andate in fondo al post!!!

Cattura dell'immagine del box che serve a scrivere commenti in questo blog

Vedete gli spazi per scrivere i vostri dati: ci sono due campi obbligatori, nome e cognome e indirizzo e-mail, che saranno compilati di default se avrete già effettuato il login alla piattaforma IUL, altrimenti dovranno essere compilati manualmente. Questo sistema come avrete notato permette di inserire commenti anche a quanti non sono utenti della piattaforma, e quindi corsisti "ufficiali".

Porre domande

In questa breve sezione vi estrapolo e rielaboro alcune note tratte da documenti famosi del mondo hacker. Per chi non avesse mai avuto modo di imbattercisi, quello degli hacker è un mondo duro, spiccatamente meritocratico, caratterizzato da una particolare e robusta etica, un culto ossessivo per la competenza e per la ricerca della soluzione intelligente. Non valgono i ruoli ma cosa sai fare e come lo offri. Lo stile di quanto leggerete qui di seguito può apparire un po’ rude. E del resto è un effetto voluto, proprio per dare un’idea immediata e chiara di quali sono le regole, schiette ma molto sane.

Raccomandazione importante che sovrasta il resto: voi in questo laboratorio, in questo blog, domandate tutto quello che volete. Nessuno qui pensa che una domanda sia stupida, è invece stupido perdere l’occasione di imparare qualcosa di nuovo – già detto ma giova ripetere.

Detto questo, passiamo a vedere come porre utilmente le domande in una comunità online.


 

Prima di porre la domanda

Qui siamo già in medias res, ma proprio in pieno: prima di domandare datti da fare! Niente irrita l’hacker – sottoscritto incluso – come la domanda posta per avere una scorciatoia a buon mercato. L’hacker – sottoscritto incluso – aborre la furbizia. Perciò, prima di chiedere:

  • Studia bene il problema e sperimenta.
  • Se hai ricevuto delle spiegazioni, accertati di averle lette veramente bene.
  • Se hai a disposizione un manuale, un help di qualche tipo, una lista di FAQ (Frequently Asked Questions), vai a leggere quel materiale.
  • Se hai un amico che forse ne sa qualcosa chiedi a lui.
  • Cerca in rete – Google, Duckduckgo o altro motore di ricerca (per chi vuole saperne di più sulle rispettive caratteristiche rimando a questo post). Ricordati di usare una combinazione di parole chiave sintetica ma che contenga i concetti chiave del tuo problema.

Quando poni la domanda

Non usare l’email per farmi una domanda, a meno che tu non abbia delle motivazioni private importanti. Spieghiamo bene. Io rispondo a tutte le email, se non lo faccio o lo faccio in ritardo è per qualche grave impedimento o per errore. Se mi trovo a rispondere in ritardo o in seguito a un richiamo cerco di scusarmi, con chiunque – naturalmente può capitare di omettere o di sbagliare ma la regola è questa. Il fatto che una grande quantità di persone della mia generazione – e di quelle vicine – magari “di rango”, tratti le email come uno strumento da usare con sciatteria e arroganza è solo manifestazione di maleducazione e grave ignoranza delle regole elementari di un importante strumento di comunicazione.

Detto questo, se siamo nell’ambito di una comunità online – ma non solo – scrivere un’email per un problema tecnico vuol dire comunicare male, per i seguenti motivi:

  • il tuo problema vengo a saperlo solo io (insegnante) e invece potrebbe interessare altri che si trovino in condizioni analoghe
  • qualcun altro potrebbe rispondere prima e meglio di me – ci guadagniamo tutti
  • la riposta (mia o di altri) viene letta da tutti, anche da coloro che magari hanno lo stesso problema, che così evitano di rifare inutilmente la stessa domanda
  • rinforzare lo schema di comunicazione a stella – l’insegnante al centro – è inefficiente – si allunga la coda di email da evadere e si rallenta il lavoro che l’insegnante può svolgere a beneficio di tutti

Fuori dai denti: ricevere un’email con una domanda che poteva essere posta alla comunità è irritante.

Quando fai una domanda descrivi compiutamente e minuziosamente il problema e il contesto. Il tempo di chi si impegna a rispondere a molti è prezioso perché è una risorsa scarsa. Quando le domande sono molte ci si deve adattare rapidamente a contesti molto diversi, se questi sono addirittura nebulosi il compito diviene frustrante e le probabilità di rispondere utilmente crollano. Se esponi diligentemente il contesto, mostrerai che ti stai impegnando seriamente, mi invoglierai a darti una mano e, nel contesto del corso, migliorerai sicuramente la valutazione che dovrò dare al tuo lavoro. A domande del tipo: Perché non mi funziona? Perché non mi si apre? nessuno può rispondere, a meno che non siano rivolte a una persona che veda cosa stai facendo. Quindi racconta che cosa stai usando (anche il sistema operativo), cosa stai cercando di fare, in che cosa il sistema diverge da ciò che ti aspetti, se questo dà un messaggio di errore riportalo, magari fai uno screenshot (fotografia – segui il link se non sai cos’è) della situazione.

Le domande falle sotto forma di commenti a questo blog. Piazzale nel post che ti sembra più pertinente. Non temere che vada perso: anche se il post è stato pubblicato molto tempo fa, i commenti li vedo tutti, li leggo tutti e a tutti dedico una risposta, salvo errori. In questa maniera tutti vedono domande e risposte, il tempo va a maggior frutto, la conoscenza circola, potrebbe iniziarsi a vedere un qualche effetto di comunità.

Leggi cosa fanno gli altri, quali problemi hanno, cosa hanno risolto, cosa sanno già fare. (Nel nostro caso, leggi i commenti a questo blog, che equivale a dire: segui la comunità.)

Se sai già qualcosa offrilo agli altri. Specialmente se ti accorgi che qualcun altro ne ha bisogno. (Per ora la piazza è costituita da questo blog. Nel seguito potrebbe allargarsi.)


Detto tutto questo, ripetiamo…

Raccomandazione importante che sovrasta il resto: voi in questo laboratorio, in questo blog, domandate tutto quello che volete. Nessuno qui pensa che una domanda sia stupida, è invece stupido perdere l’occasione di imparare qualcosa di nuovo.

 

Incontrarsi online (sincroni)

Faremo dei “sincroni” ma soprattutto li farete in tutti gli altri insegnamenti. In molti di questi i sincroni rappresentano l’unico contatto con il docente. Un problema dei sincroni è che spesso si perde molto tempo prima di riuscire a far fluire utilmente l’evento. Questo è dovuto in parte al fatto che le persone vi si avventurano senza essere sufficientemente preparate, insegnanti compresi, e in parte al fatto che la qualità di questo tipo di comunicazione dipende pesantemente dalla disponibilità di una infrastruttura di rete a banda larga diffusa sul territorio. Purtroppo in Italia la banda larga di fatto non c’è quindi è ancora più importante che ciascuno partecipi al meglio delle possibilità che abbiamo.

Dedicate quindi un po’ di tempo a seguire attentamente i video-tutorial che abbiamo preparato e che trovate riuniti in questo link. L’avevamo già detto ma vale la pena di ripetere.

(non sono consentiti commenti per questo post)

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CONFERMI DI CANCELLARE IL POST:
Come porre domande in una comunità online del 08-Gen-2016?
SI       NO
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Prova embedding video TED

Prova per vedere se l'embedding dei video di TED funziona qui.

 

 

 

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commenti a questo post

GABRIELLA LIVIO, inviato il 07-SET-15 alle 23:03:33

Bellissimo, mi ha risollevato il morale con il suo entusiasmo :)

Ho già passato il link alle mie colleghe di plesso.... un semino di positività....

 

FRANCA BARTOLINI, inviato il 07-SET-15 alle 12:25:07

grazie prof.

eh eh  in basso a dx si trovano pure i sottotitoli in  italiano  per chi come me è imbranata non solo con l'informatica ma anche con l'inglese!

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CONFERMI DI CANCELLARE IL POST:
Prova embedding video TED del 07-Set-2015?
SI       NO
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Il post su Scratch che non scrivo

In realtà questo è un post che “non scrivo”. Ed è un bel risultato. Certo, avrei potuto utilizzare Scratch per fare una più o meno paludata introduzione alla programmazione. Ma è questo che serve agli insegnanti? Cosa serve loro veramente? La natura dell’ambiente Scratch e i guizzi spontanei che ho visto subito uscire dalla classe mi hanno indotto ad annullare quasi il ruolo convenzionale del docente, facendomi al più facilitatore. Mi sono limitato a incoraggiare subito coloro che avevano esperienza in materia affinché proponessero qualcosa, a suggerire agli altri di imitare i primi con esempi semplici, senza timori, e a dare qualche piccolo aiuto, qua e là. Il tutto attraverso qualche discussione nel forum. Un’attività, questa su Scratch, che è iniziata il 17 giugno scorso in maniera estemporanea con un post sul forum: Potremmo costruire una nuova attività insieme.

Dite voi se ha funzionato. Qui mi limito a riorganizzare il documento condiviso che raccoglie i contributi offerti fino ad ora in un elenco suddiviso in tre categorie, con qualche minima precisazione.

Se ho dimenticato qualcosa correggetemi. Se arriverà dell’altro ce lo aggiungeremo.

Tutorial

Esercizi

Scratch, robotica e dintorni


 

Chi vuole commentare lo faccia su http://iamarf.org 

(non sono consentiti commenti per questo post)

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CONFERMI DI CANCELLARE IL POST:
Il post su Scratch che non scrivo del 30-Ago-2015?
SI       NO
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Prova per controllare un problema di ancore segnalato da Roberta

In effetti quello che sembra succedere è che il sistema strappi via le ancore. Ora metto un altro link che punta a un'ancora che chiamo "andreas", esattamente qui... esattamente qui... esattamente qui...

 

No, questo software ha un problema: in maniera impredicbibile svuota le ancore...


HTML ESERCIZIO 3

Per questo esercizio utilizzerò un brano che devo studiare *.

 

Il libro è strutturato in modo da evidenziare gli aspetti fondamentali per ogni approccio linguistico.

I principali nodi sono:

 

  1. Quando?
  2. Perchè?
  3. Chi?
  4. Dove?
  5. Che cosa?
  6. Come?

Ecco è qui che dovrei arrivare con il link che ho messo in cima e che ho chiamato "esattamente qui".

 

 

 

 

quando?

L'approccio naturale nasce quasi contemporaneamente all'approccio formalistico
come reazione alla sua rigidità e alla sua impostazione innaturale e si diffonde, tra la fine dell'Ottocento e gli anni Quaranta,
soprattutto nelNord Europa, in Svizzera (con Berlitz in particolare)
e negli Stati Uniti.

perché?

Come per l'approccio formalistico, anche per l'approccio naturale
non possiamo individuare un riferimento teorico unico ed esplicito.
Possiamo tuttavia riconoscere, indiscutibilmente, che la sua
filosofia di fondo venne influenzata dagli studi di fonetica
che hanno caratterizzato la fine dell'Ottocento (Galazzi, 1996)
e in particolare dai lavori di Viëtor (1887.),]espersen (1953; ed. or. 1901),
Sweet (1899) e Palmer (1917, 1922).
Questi studiosi hanno teorizzato, con un secolo d'anticipo,
l'ordine naturale dell'apprendimento linguistico
(Krashen, Terrell, 1983; cfr. cap. 1, par. 1 )
sostenendo che l'oralità deve precedere la scrittura
attraverso una successione ordinata
nello sviluppo delle abilità (prima ascoltare, poi parlare,
poi leggere, poi scrivere) e dunque rivendicando
la priorità dell'orale sullo scritto, diversamente,
anzi al contrario di quanto asserito dall'approccio formalistico,
Si affermaquindi progressivamente l'idea che la lingua straniera
debba essere insegnata all'adulto come la madre insegna
la lingua materna al bambino, adottando pertanto un approccio
induttivo che dall'uso conduca alla norma,
dalla funzione alla forma, dalla lingua alla regola.

chi?

Come per l'approccio formalistico il fattore dello spazio didattico privilegiato
dall'approccio naturale è lalingua, non però come forma ma come uso, quindi
la lingua di tutti i giorni, la lingua utile all'apprendente per capire e farsi capire
dall°interlocutore nativo. Anche il fattore soggetto, dunque, gode, insieme alla
lingua, di un'attenzione particolare, mentre l›insegnante funge da 'fornitore'
di input e di feedback, rigorosamente nella lingua da apprendere.

dove?

L'area di sviluppo e di diffusione dei metodi diretti, scaturiti dall'approccio naturale,
è l'Europa, in particolare i paesi di forte immigrazione quali
il Nord Europa e la Svizzera, oltre agli Stati Uniti.
I destinatari privilegiati sono soprattutto gli adulti,
interessati a conoscere le lingue straniere per comunicare oralmente in contesti reali.

che cosa?

Enrico Borello ricorda come segue i principi dei metodi diretti:
Ascoltare, capire, imitare senza far alcun ricorso alla lingua madre. Nelle prime fasi
dell'apprendimento, il significato delle parole viene fatto capire indicando oggetti
e mimando azioni; successivamente si ricorre a sinonimi, antonimi, parafrasi. Lo
studio della grammatica avviene induttivamente: anche quando sono necessarie
spiegazioni sistematiche, le regole devono essere fornite in lingua straniera (Borello,
1996, pp. 1334)-
I contenuti privilegiati da questi metodi sono dunque strettamente connessi
alla lingua usata quotidianamente per interagire con il parlante nativo. Parti-
colare enfasi viene attribuita alla pronuncia e allo sviluppo delle abilità orali
(comprendere e parlare), senza alcun ricorso alla lingua materna. Gli ele-
menti culturali impliciti alla lingua vengono approfonditi solo se emergono
spontaneamente e la grammatica non viene affrontata esplicitamente bensi
acquisita in maniera induttiva e senza un ordine preciso.

come?

Quanto alle tecniche didattiche maggiormente utilizzate ricordiamo sempli-
cemente la conversazione con il docente madrelingua, elemento imprescin-
dibile per i metodi diretti e il cosiddetto mim-mem approach, che prevede
l'accostamento del discente a campioni di lingua da assumere mediante imi-
tazione gestuale, drammatizzazione e accoppiamento parole-frasi.
La lingua materna e la traduzione sono totalmente bandire da questi metodi,
professati da docenti che parlano e insegnano unicamente in lingua straniera.
Fra i principali metodi diretti ricordiamo i metodi diretti naturali e/o fo-
netici, quelli semplificati e quelli cosiddetti eclettici (Bosisio, zooga).

Ma se dovessi riproporre la stessa struttura, come si comportano i link interni? risposta

2.1.3. L'approccio naturale2

Il libro è strutturato in modo da evidenziare gli aspetti fondamentali per ogni approccio linguistico.

I principali nodi sono:

 

    1. Quando?
    2. Perchè?
    3. Chi?
    4. Dove?
    5. Che cosa?
    6. Come?

 

quando?

L'approccio naturale nasce quasi contemporaneamente all'approccio formalistico
come reazione alla sua rigidità e alla sua impostazione innaturale e si diffonde, tra la fine dell'Ottocento e gli anni Quaranta,
soprattutto nel Nord Europa, in Svizzera (con Berlitz in particolare)
e negli Stati Uniti.

 

perché?

Come per l'approccio formalistico, anche per l'approccio naturale
non possiamo individuare un riferimento teorico unico ed esplicito.
Possiamo tuttavia riconoscere, indiscutibilmente, che la sua
filosofia di fondo venne influenzata dagli studi di fonetica
che hanno caratterizzato la fine dell'Ottocento (Galazzi, 1996)
e in particolare dai lavori di Viëtor (1887.),]espersen (1953; ed. or. 1901),
Sweet (1899) e Palmer (1917, 1922).
Questi studiosi hanno teorizzato, con un secolo d'anticipo,
l'ordine naturale dell'apprendimento linguistico
(Krashen, Terrell, 1983; cfr. cap. 1, par. 1 )
sostenendo che l'oralità deve precedere la scrittura
attraverso una successione ordinata
nello sviluppo delle abilità (prima ascoltare, poi parlare,
poi leggere, poi scrivere) e dunque rivendicando
la priorità dell'orale sullo scritto, diversamente,
anzi al contrario di quanto asserito dall'approccio formalistico,
Si affermaquindi progressivamente l'idea che la lingua straniera
debba essere insegnata all'adulto come la madre insegna
la lingua materna al bambino, adottando pertanto un approccio
induttivo che dall'uso conduca alla norma,
dalla funzione alla forma, dalla lingua alla regola.

 

chi?

Come per l'approccio formalistico il fattore dello spazio didattico privilegiato
dall'approccio naturale è lalingua, non però come forma ma come uso, quindi
la lingua di tutti i giorni, la lingua utile all'apprendente per capire e farsi capire
dall°interlocutore nativo. Anche il fattore soggetto, dunque, gode, insieme alla
lingua, di un'attenzione particolare, mentre l›insegnante funge da 'fornitore'
di input e di feedback, rigorosamente nella lingua da apprendere.

 

dove?

L'area di sviluppo e di diffusione dei metodi diretti, scaturiti dall'approccio naturale,
è l'Europa, in particolare i paesi di forte immigrazione quali
il Nord Europa e la Svizzera, oltre agli Stati Uniti.
I destinatari privilegiati sono soprattutto gli adulti,
interessati a conoscere le lingue straniere per comunicare oralmente in contesti reali.

 

che cosa?

Enrico Borello ricorda come segue i principi dei metodi diretti:
Ascoltare, capire, imitare senza far alcun ricorso alla lingua madre. Nelle prime fasi
dell'apprendimento, il significato delle parole viene fatto capire indicando oggetti
e mimando azioni; successivamente si ricorre a sinonimi, antonimi, parafrasi. Lo
studio della grammatica avviene induttivamente: anche quando sono necessarie
spiegazioni sistematiche, le regole devono essere fornite in lingua straniera (Borello,
1996, pp. 1334)-
I contenuti privilegiati da questi metodi sono dunque strettamente connessi
alla lingua usata quotidianamente per interagire con il parlante nativo. Parti-
colare enfasi viene attribuita alla pronuncia e allo sviluppo delle abilità orali
(comprendere e parlare), senza alcun ricorso alla lingua materna. Gli ele-
menti culturali impliciti alla lingua vengono approfonditi solo se emergono
spontaneamente e la grammatica non viene affrontata esplicitamente bensi
acquisita in maniera induttiva e senza un ordine preciso.

 

come?

Quanto alle tecniche didattiche maggiormente utilizzate ricordiamo sempli-
cemente la conversazione con il docente madrelingua, elemento imprescin-
dibile per i metodi diretti e il cosiddetto mim-mem approach, che prevede
l'accostamento del discente a campioni di lingua da assumere mediante imi-
tazione gestuale, drammatizzazione e accoppiamento parole-frasi.
La lingua materna e la traduzione sono totalmente bandire da questi metodi,
professati da docenti che parlano e insegnano unicamente in lingua straniera.
Fra i principali metodi diretti ricordiamo i metodi diretti naturali e/o fo-
netici, quelli semplificati e quelli cosiddetti eclettici (Bosisio, zooga).

 

Dalla prova effettuata, le ancore riconosciute sono le prime (dall'alto),
perciò ogni ancora deve essere distinta da quella simile

 

*Avrei dovuto farlo prima, ma a volte si verificano imprevisti uniti ad una strana congiunzione astrale, ma come dice mia mamma:"dobbiamo trovare quanto c'è di buono"

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Ecco è qui che dovrei arrivare con il link che ho messo in cima e che ho chiamato "esattamente qui".

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CONFERMI DI CANCELLARE IL POST:
Prova per controllare un problema di ancore segnalato da Roberta del 13-Ago-2015?
SI       NO
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Post di prova per verificare la questione dell'apostrofo nei titoli

Post aggiornato alle 15:45: il difetto di cui si parla è già stato corretto :)


 

Diceva Luca in un'email:

Vorrei segnalare che quando si va a modificare il post, se nel campo titolo
c'è un apostrofo, lo stesso viene preceduto da un backslash per ogni volta
che si va a modificare (a me era venuto: L\\\\'arte della guerra).

Effettivamente succede così.

Il motivo ha origine dal fatto che apostrofi, doppie virgolette di vari tipi e altri caratteri hanno significati speciali in vari contesti, ovvero, funzionano da metatesto, o codici di marcatura, esattamente come i comandi di HTML. Per evitare che tali caratteri, per esempio un apostrofo quando questo è tale, vengano scambiati per comandi, occorre preporre un altro carattere speciale che si chiama di escape e molto spesso è la barra retroversa: \.

Quindi la prima volta aggiunge un carattere \ per "scappare" dal significato di comando dell'apostrofo, la seconda ce ne trovi 3, perché lo stesso carattere \ va scappato (escaped) in quanto anche lui è speciale!

Naturalmente il software di rappresentazione dovrebbe poi togliere il carattere di escape \ prima di mostrare nuovamente il contenuto - e questo è un difetto che segnalerò.

Per ora la cura "sintomatologica" del problema consiste nel cancellare le barre preposte agli apostrofi nel titolo prima di ripubblicare un post. Ora ne lascio una affinché i lettori capiscano il problema.

Grazie.

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commenti a questo post

Andreas Formiconi, inviato il 15-GIU-15

Mi faccio questo commento essendo sloggato dall'ambiente per verificare se i commenti ora sono fattibili da chiunque e non solo dagli iscritti alla IUL. Allo stesso tempo dovrebbe essere già stato risolto il problema delle retrobarre davanti agli apostrofi, di cui si diceva nel post medesimo.

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CONFERMI DI CANCELLARE IL POST:
Post di prova per verificare la questione dell'apostrofo nei titoli del 15-Giu-2015?
SI       NO
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I miei strumenti e il laboratorio

Scrive Gabriella, nel forum IUL:

Sono curiosa di conoscere quale editor ha utilizzato il prof. perchè l’html è pulito e il blog [sito] http://iamarf.ch/ è bello chiaro. Aprendo il codice vedo che ha utilizzato un foglio di stile CSS per definire l’impaginazione, ma non riesco ad individuare con cosa sia stato generato.

Rispondo qui perché la questione è interessante e si presta ad un paio di considerazioni. La prima.

La mia regola è questa: usare lo strumento minimo che consente di conseguire l’obiettivo significativo. Se vogliamo è un corollario delle regole di scrittura di Orwell. Anche con gli strumenti: il superfluo rischia d’esser dannoso.

Nello specifico della domanda di Gabriella, per scrivere i file HTML e CSS uso quasi solo Vim, un editore di testo derivato dallo storico editore vi per Unix, che risale al 1976! Quindi scrivo tutto “a mano”. Inoltre faccio larghissimo uso del copia-incolla, una virtù fondamentale di chiunque scriva frammenti di codice, di qualsiasi tipo. In questo un editore di testo puro ma sofisticato può essere molto utile. La questione è il controllo e, conseguentemente la libertà: sapere esattamente cosa stai facendo. Al contrario, se usi un sistema WYSIWYG (ciò che vedi è ciò che ottieni) tutto sembra molto più facile ma in certe situazioni puoi impazzire perché il sistema non fa quello che che vuoi. Copia-incolla che può essere fra propri frammenti di codice ma anche da codice scritto da altri di cui ci si fidi, sia dal punto di vista tecnico che etico.

Per esempio, i caratteri stilistici delle pagine che vi sto proponendo (per ora in http://iamarf.ch e http://iamarf.ch/iul) li ho tratti dal sito di un mio caro amico: Istituto di Cultura Italiana (in Tbilisi). Mi limito a citarlo perché la sua storia meriterebbe un romanzo piuttosto che un post, malgrado il fatto che abbia la metà dei miei anni. Tommaso è un letterato ma è anche un raffinato autore di software, tanto fuori dalla corrente quanto geniale. Ha realizzato siti web complessi utilizzando solo il Blocco note di Windows. Apprezzo la nitidezza delle sue soluzioni grafiche anche, e forse soprattutto, perché riflettono l’etica limpida che ispira il suo pensiero e le sue azioni. Competenza e visione etica di cui in un paese come il nostro nessuna delle istituzioni che conosco saprebbe che farsene, purtroppo. Infatti ora è in Georgia e pare che si trovi bene.

 

La seconda considerazione attiene a ciò che sto cercando di fare con il server http://iamarf.ch, perché anche questo è emerso nel forum IUL e anche questo può essere di interesse generale.

L’insegnamento che sto tenendo nella Italian University Line si chiama “Laboratorio Informatico” ma il contesto è quello di un’università telematica. Come può essere quindi un laboratorio online? Per di più quando ci ritroviamo…

nozionismo, didattica trasmissiva, classi “pollaio” in Italia, contro learning by doing, costruttivismo e “classi laboratorio” (digitalmente aumentate) in Europa

… come ha scritto Paolo Ferri oggi in Agenda Digitale. Come fare dunque questa cosa? Risposta: facendo (per davvero) cose molto semplici e comunicando molto: – cura della comunità di pratica. Fuori dai piedi tutto ciò che è orpello o sovrastruttura inutile. Invece, varietà di strumenti e soluzioni, alle basi, dritti ai concetti fondanti.

HTML dunque, un po’ di CSS, un brandello di Javascript, forse, giusto per avere un’idea di come sono architettate le cose. Poi altra roba. Non ci interessa la competenza del tecnico – queste persone fanno gli insegnanti – ci interessa la familiarità con la Macchina, la percezione di cosa c’è sotto i bottoni colorati, la capacità di intervenire un po’ più consapevolmente dentro l’editore di un forum, di un blog o di un wiki. La consapevolezza di poter costruire e non solo consumare. Consapevolezza che si potrebbe insegnare anche ai giovani, invece di comprare loro app.

HTML manipolato con editori di testo e visualizzato sul browser del proprio computer: un laboratorio magnifico – tentativi, imparare facendo. Ma così facendo manca ancora la dimensione corale del laboratorio. Ecco che serve un luogo dove “attaccare al muro” i propri lavori per poi discuterli insieme: http://iamarf.ch/iul. Un luogo dove ciò che scrivi è ciò che vedi, non ciò che vedi è ciò che ricevi.

Allo stesso tempo un luogo dove anche l’arrovellìo del docente sia visibile – il laboratorio. Qui si tratta di convertire il marasma di informazioni, frammentato negli anni, dalla forma blog in una più organica. Una sorta di libro in divenire anche se il sottoscritto non scriverà mai un libro, giusto per mostrare quello che si può fare e come si può fare, semplicemente. Ecco quindi che nel medesimo laboratorio andiamo condensando i vari testi sparsi qua in un capitolo introduttivo su HTML: http://iamarf.ch. In tre diverse forme la cui essenza è determinata dallo scopo:

  1. HTML con disegno massimamente chiaro e accessibile, per essere frugato sullo schermo del computer – il regno del link;
  2. EPUB per la lettura su ebook di vario genere, tablet ecc. – testo che si adatta allo schermo sempre diverso – smartphone, tablet, e-reader – come fosse liquido in un recipiente;
  3. PDF per la lettura su carta – pagine “fotografate” per essere riportate sulla carta.

Gli esercizi HTML semplici ma senza limiti vengono poi riportati nel blog. Da qui la trovata di rendere visibili anche dall’esterno i blog che i partecipanti della IUL possono aprire nel loro ambiente. Anzi, da oggi è anche possibile commentare i post dall’esterno. È un fatto notevole: di solito tutto ciò che è istituzionale è chiuso dalle nostre parti. Che succede dunque se si riporta quel codice HTML in un ambiente di pubblicazione, come il blog? Va sempre tutto bene? Oppure no? Occasioni di riflessione, approfondimento, elementi di doma della Macchina.

Forse ci verranno altre idee ma il principio è lo stesso: poca teoria ma applicata tutta, molto dialogo. Non sarà mai come un laboratorio vero ma forse lo sarà di più di tutti quelli veri che non ci sono.


Regole di Orwell per la scrittura efficace.

  1. Non usare mai metafore, similitudini, o figure retoriche che vanno per la maggiore nella stampa.
  2. Non usare mai parole lunghe dove ce ne potrebbe stare una corta.
  3. Se puoi eliminare una parola mantenendo intatto il significato, eliminala.
  4. Non usare mai il modo passivo dove puoi usare anche l’attivo.
  5. Non usare una frase straniera, parola scientifica o di gergo se conosci una parola di uso comune che esprime lo stesso concetto.
  6. Infrangi queste regole prima di scrivere qualcosa di ridicolo.

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I miei strumenti e il laboratorio del 15-Giu-2015?
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HTML 2 - Gli strumenti

Pubblico in tre luoghi questo post: Come vorrei che venisse letto, in HTML puro completamente controllato da me, (il più facilmente leggibile, credo) qui e in http://iamarf.org.

 
Gli strumenti per lavorare con i documenti HTML sono due: uno per la composizione e uno per la visualizzazione. I documenti HTML si visualizzano con il navigatore (browser) delle pagine Web: Firefox (tutti i sistemi), Chrome (tutti i sistemi), Chromium (Linux), Internet Explorer (Windows), Safari (Mac), Opera (Linux) sono i più comuni. Per comporre i documenti HTML ci vuole un editore di testo, che è una cosa diversa da un word processor, tipo Write di LibreOffice o OpenOffice, Word di MS Office.
 
Tocchiamo la cosa con mano - scrivo le istruzioni per Windows, che è il sistema più diffuso. Crea da qualche parte nel tuo sistema una cartella per fare gli esercizi, vai in Avvio (pulsante in basso a sinistra con la "bandiera" di Windows), scrivi Blocco note (Notepad) e premi Invio (chi ha il Mac deve aprire il programma Textedit e porlo nel modo Testo, non RTF, c'è un'apposita voce di menu). Parte così l'editore di testo standard di Windows. Con il Blocco note così aperto scrivi il testo “pippo” - giusto questi 5 caratteri, senza l'Invio, salva il file dandogli il nome pippo.txt nella cartella che avevi creato. Apri quindi il tuo Word processor preferito - non importa quale - poi scrivi lo stesso testo “pippo”, senza premere Invio, e salva nella medesima cartella il file con il nome pippo.docx o pippo.odt o quello che vuoi, a seconda del word processor che hai usato. A questo punto abbiamo scritto la stessa identica cosa in due modi diversi, giusto? Guardando nella cartella che contiene tali file, confronta la dimensione dei file, cliccando con il tasto destro del mouse sul nome, poi scegliendo la voce Proprietà in fondo al menu volante che si sarà aperto. Io l’ho fatto in questo momento ed ho ottenuto 5 byte per il file pippo.txt e 11417 byte per pippo.docx!
 
Anche per chi non ha chiari i concetti di codifica dei caratteri (chi vuole può provare a chiarirsi le idee leggendo questo articolo) la relazione fra la lunghezza del file pippo.txt e il numero di caratteri che compongono il testo pippo è evidente: sono ambedue 5. È sempre confortante quando le cose tornano. Potete verificare aggiungendo qualche carattere e vedere che succede. Perché invece la lunghezza del file pippo.docx è enormemente maggiore? La bellezza di 11417 bye per avere scritto esattamente lo stesso testo di 5 lettere!
 
Ebbene, è proprio qui la differenza: un editore di testo lavora solo sui caratteri del testo e solo quelli scrive sul file, il word processor invece ti consente di lavorare sui medesimi caratteri ma si aspetta che tu definisca anche come debba apparire il testo, ecco perché tutti quei comandi sulla formattazione di caratteri, paragrafi, pagine ecc. Tutte informazioni che da qualche parte devono pur stare e che, nell'esempio che abbiamo appena fatto, stanno in quei 11417 - 5 = 11412 byte. Non importa che non si sia specificato nulla scrivendo pippo con Word, lui scrive comunque nel file tutte le informazioni, anche se queste sono tutte di default, ovvero quelle ovvie, che non si sta a specificare. Come dire che i word processor nei file scrivono testo e metatesto mentre gli editori di testo scrivono solo il testo. I Word processor ti fanno vedere il testo come dovrebbe apparire nella versione finale - WYSIWYG: What You See Is What You Get, quello che vedi è quello che ottieni - mentre lo componi. Lavorando invece con gli editori di testo, per esempio con file HTML (ma esistono anche altre codifiche simili), siamo noi che scriviamo il metatesto sotto forma di comandi HTML frammisti al testo vero e proprio. Poi per vedere il risultato dobbiamo vedere il file con un navigatore.
 
Esistono anche software di tipo WYSIWYG per lavorare in HTML ma si tratta di software complessi utilizzati da chi produce siti Web. Non è il nostro caso, perché noi siamo invece interessati a sporcarci un po' le mani, per i motivi elencati nell'Introduzione. Va anche detto che ci sono anche professionisti che preferiscono lavorare con gli editori di testo, per avere il controllo completo del codice prodotto. Sì, perché questo è un po' il problema dei software WYSIWYG: tanto più si accetta la comodità quanto più si deve anche accettare che il software prenda delle decisioni al nostro posto, e non è sempre detto che queste siano quelle che noi preferiamo. Anche Word e i suoi simili, fra le mille cose che possono fare, possono anche leggere file HTML e scriverli ma lo fanno creando un codice HTML molto arzigogolato e per nulla ottimale - questo articolo (in inglese) analizza un po' il problema.
 
Anche qui possiamo sperimentare di persona con un esercizio. Apri nel tuo navigatore questa semplice pagina. La struttura si commenta da sola: l'ho scritto nel più semplice ancorché sintatticamente corretto dei modi. È il momento di imparare un'altra cosa: Quando guardi una pagina Web tu ne puoi vedere anche il codice! In tutti i navigatori e in tutti sistemi si può visualizzare con una semplice combinazione di tasti: Ctrl-u con Windows e Linux e Mela-u con il Mac. Se confronti il testo con il suo codice inizi a farti un'idea di come funzioni la codifica HTML. Naturalmente, le pagine "vere" hanno un codice molto più complicato, puoi provare con questo stesso documento, che mi sto comunque sforzando di scrivere in maniera semplice pur ottenendo una qualità del testo che mi pare buona. Bene, puoi salvare nella solita cartella di lavoro il codice HTML che hai appena visualizzato con la combinazione Ctrl-u, e dopo avere fatto un clic sulla finestra per essere sicuro che sia quella attiva, utilizzando quest'altra combinazione di tasti: Ctrl-s (Mela-s per il Mac). Appare così la classica finestra di dialogo che ti consente di scrivere il file dove vuoi e con il nome che vuoi. Una volta fatto questo, vai nel tuo word processor (Word o altro) e apri tale file. Fin qui nulla di diverso dal solito, dovresti vedere il documento come lo hai visto nel navigatore. Le cose si complicano quando provi a salvare il file dandogli un altro nome (comando Salva con nome): il nuovo file è molto più grande, se lo apri con l'editore di testo ci trovi una marea di codice che prima non c'era e non solo, è apparsa anche una cartella che contiene altri file! È il modo di gestire i documenti HTML di Word - da dimenticare se ti interessa il controllo su ciò che fai.
 
Blocco note per Windows e Textedit per Mac non sono gli unici editori di testo. Ve ne sono tanti e anche molto sofisticati, pensati proprio per chi scrive software. Vedere in questa pagina per avere un'idea di quanti ce ne sono! Se dovessi dare un'indicazione: Notepad++ per Windows e TextWragler per Mac mi sono sembrati ottimi, avendo avuto occasione di usarli entrambi. Ma non vi sono pareri assoluti in queste cose, le opinioni si sprecano. La cosa migliore è provarne alcuni e rimanere con quello che ci sembra meglio. Una caratteristica che quasi tutti questi editor più sofisticati hanno è la colorazione sintattica (evidenziazione sintattica, syntax highlighting), vale a dire l’uso dei colori per differenziare gli elementi di un certo tipo di codice. Una cosa semplice ma di grande utilità quando si deve rovistare in codici lunghi e complessi, ma non solo.
 
A questo punto potrebbe essere venuto il momento di esercitarsi un po', provando qualche variante intorno all'esempio semplice visto, soprattutto con lo scopo di sperimentare l'uso degli strumenti. Proponiamo due metodi e vi invitiamo a sperimentare entrambi, nella successione sotto indicata.
  1. Nel laboratorio a casa
    È semplice. Scrivi la tua pagina HTML con Blocco note o un altro editore di testo che ti sei divertito a scaricare e salvala con un nome che abbia estensione html, ad esempio, se vuoi chiamare il file pippo, quando lo salvi specifica il nome pippo.html. Così ci si assicura che il sistema operativo tratti correttamente il file in rapporto al suo contenuto. Poi apri il navigatore (Firefox, Chrome o quello che vuoi) e nel suo menu seleziona File->Apri... sì perché nel navigatore si possono tranquillamente caricare anche file HTML che si trovano sul proprio computer e non solo in Internet! Nella finestra di selezione del file vai a cercare quello che hai appena salvato e caricalo. Se ti sembra di dover cambiare qualcosa, torna nell'editore di testo, fai i cambiamenti, risalva il file e poi ricaricalo nel navigatore: in quest'ultimo si può dire di ricaricare una pagina anche con la combinazione di comandi Ctrl-r in Windwos e Mela-r nel Mac. È molto probabile che tu debba seguire questa sequenza reiterate volte prima che tu ti ritenga soddisfatto. Se vuoi velocizzare il workflow puoi divertirti a fare come fanno i professionisti, che toccano il meno possibile il mouse; ad esempio la sequenza Sono nell'editore e salvo il file -> Vado nel browser -> Ricarico il file nel Browser -> Torno nell'editore si può realizzare tutta sulla tastiera: Ctrl-s -> Alt-Tab -> Ctrl-r -> Alt-Tab e così via. Questo perché Alt-Tab consente di saltare ciclicamente da un'applicazione all'altra, fra quelle aperte. La prima che offre con il primo Alt-Tab che fai ti riporta all'ultima che avevi visitato, quindi se ripeti più volte il comando, salti avanti e indietro fra le ultime due applicazioni aperte. Se invece ne hai molte e vuoi scorrere alle altre devi tenere premuto il tasto Alt e battere successive volte il tasto Tab.
    Quando sarai soddisfatto del risultato finale, mandami - per ora via email - il tuo file ed io lo caricherò nel mio server in maniera che lo si possa mostrare a tutti.
  2. Nel blog della IUL
    Probabilmente hai già aperto il tuo blog nell'ambiente IUL. Se non l'hai ancora fatto aprilo ora. In ogni caso inviami l'indirizzo URL del blog (per esempio il mio è http://www.iuline.it/ambiente/blog/iamarf/, il tuo sarà qualcosa del tipo http://www.iuline.it/ambiente/blog/qualcosadituo/. Se per caso hai già un altro blog e vuoi usare quello va bene lo stesso. Poi vi insegnerò un modo per tenere traccia di tutti questi blog. Ora però continuiamo l'esercizio. Apri l'editore di testo sulla pagina HTML che hai scritto nella prima parte. Evidenzia tutto e copiala nella clipboard - ti sto dicendo di fare il famoso copia/incolla - Con la combinazione Ctrl-c oppure con la voce di menu Modifica->Copia. Poi loggati nell'ambiente IUL, vai al tuo blog: http://www.iuline.it/ambiente/blog/qualcosadituo/. Inizia la scrittura di un nuovo post. Nella finestra di editing che si apre, selezionate l'icona <> che si trova sinistra. Si apre così una finestra intitolata Source code, ecco, lì dentro copia il tuo codice, con la combinazione Ctrl-v oppure con la voce di menu Modifica->Incolla. Salva e guarda il risultato. Ci potrebbero essere delle differenze rispetto al primo esercizio. Può essere normale. Non ci impazzire, le discuteremo insieme.
Buon divertimento (È giunto il momento di applicare ciò che avevamo imparato riguardo al modo corretto di porre le domande...)

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MARIA GRAZIA MARINO, inviato il 14-GIU-15

Forse ho fatto qualche errore.

La notte scorsa, seguendo le sue istruzioni, ho scritto una pagina html con blocco note e l'ho inviata come risposta ad una delle ultime email che avevo ricevuto da lei. Ho visto che ancora non è tra gli elaborati, quindi credo che non sia arrivata a destinazione. Mi chiedo: cosa ho sbagliato? Può aiutarmi a capire?

Grazie

Maria Grazia Marino

 

LUCA ANGELO DE PAOLIS, inviato il 11-GIU-15

Sì effetivamente il mio post mostra le forzature del blog...infatti ci sono un po' troppi rimandi a capo (vedi il titolo che rimane sotto di almeno due righe), il colore di fondo che è esplicito nel codice (è bianco) viene ignorato, e l'accapo viene raddoppiato...uff, mi ricorda le lotte che facevo quando per scrivere pagine web bisognava testare il codice su IE, su Firefox, su Opera ed era sempre diverso...

corretto il 15 giugno, ora gli "accapo" sono a posto.

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CONFERMI DI CANCELLARE IL POST:
HTML 2 - Gli strumenti del 08-Giu-2015?
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HTML 1

Pubblico in tre luoghi questo post: Come vorrei che venisse letto, in HTML puro completamente controllato da me, qui e in http://iamarf.org.


 

È da qui che dobbiamo partire per introdurre il lavoro del secondo modulo sul linguaggio HTML.
 
 
 
Gli uomini comunicano mediante linguaggi universali fondati su sistemi di simboli, grammatiche, notazioni musicali, formalismi matematici. Per utilizzare questi linguaggi occorre padroneggiare le rispettive simbologie, che non sono piovute dallo spazio ma sono un'emanazione della mente umana, o meglio dalla collettività delle menti umane, al di là di ogni limite spaziale e temporale. Le espressioni umane sono rese possibili dall'esistenza di specifici dispositivi mentali innati. Ad esempio Noam Chomsky, a proposito di lingue naturali, parla di una grammatica universale, espressione di un dispositivo linguistico che sarebbe presente nella mente di tutti, fin da bambini. Poi, l'esposizione ad un determinato contesto linguistico e culturale fa sì che il bambino moduli la sua grammatica universale in quella di una lingua specifica. In questo modo l'apprendimento della lingua madre non è una cosa che i bambini fanno ma una cosa che succede loro, se il contesto ambientale è favorevole in una certa finestra temporale. I sistemi di simboli si sono evoluti nel corso di un lungo processo evolutivo, attagliandosi a tale meccanismo; sono in altre parole figli dei dispositivi presenti nella nostra mente, a loro volta evolutisi dai tempi di Lucy ad oggi - un paio di milioni di anni. Questo vale probabilmente anche per i sistemi matematici e musicali. In generale, il pensiero ha una base innata ma è comunicabile grazie all'esistenza di precisi modelli formali, tutti basati su precisi sistemi di simboli.
 
La comunicazione point-and-click è una novità di un minuto fa, per così dire. Il sottoscritto era già un esperto programmatore quando vide un mouse per la prima volta, negli anni '80. Trent'anni, niente rispetto ad un'evoluzione che si misura in centinaia di migliaia di anni - trecentomila diviso trenta fa diecimila: l'era del point-and-click è un decimillesimo della storia della cultura umana, ad essere ottimisti. Ritenere che ora si possa volare ovunque grazie al point-and-click è - mi si perdoni la brutalità - un pensiero imbecille. Non si nega l'utilità del meccanismo point-and-click nell'uso delle risorse del Web, e nemmeno la straordinaria ricchezza delle risorse di quest'ultimo - vedi il commento sulle OER fatte in un post recente. Qualsiasi uomo curioso non può che entusiasmarsi di tutto questo e ogni rifiuto aprioristico di tale ricchezza costituirebbe una negazione dell'intelligenza ma questo non significa che si debba rinunciare all'apprendimento dei sistemi di simboli fondamentali che sorreggono il pensiero.
 
Venendo al contesto formativo - che ci interessa qui - di questi tempi proliferano le discussioni intorno all'impiego delle tecnologie nella scuola, in un panorama caotico dove qua i genitori finanziano la carta igienica, nel paese accanto ci si arrovella su come spendere un finanziamento di svariate migliaia di euro per fare la "classe 2.0", l'altro giorno una persona che si occupa di LIM racconta che abbiamo reso 780 milioni di Euro di finanziamenti europei PON perché non abbiamo saputo spenderli [1]. In uno scenario simile prevalgono facilmente gli acquisti indiscriminati sotto la pressione pubblicitaria. Il risultato è che, di fatto, quasi tutto passa dal touchscreen, che comprende smartphone, tablet, LIM compresa la quale, in sintesi, non consiste altro che nell'interfacciamento di un computer con un grande touchscreen.
 
Intendiamoci, la tecnologia touchscreen non ha niente di diabolico di per sé. Tutti i dispositivi sono computer oggi, dall'orologio al supercomputer parallelo, smartphone e tablet compresi, quindi hanno tutti un'architettura di base simile e tutti funzionano con la stessa logica. La differenza sta nel come sono stati messi sul mercato. Approfondiremo in altre occasioni ma la sostanza è che questi prodotti vengono offerti con la logica di fidelizzare il cliente, al punto di renderlo prigioniero del prodotto, una logica che è stato possibile realizzare con grande successo, mediante il lancio del nuovo hardware (touchscreen) e della nuova forma di distribuzione di software fatta di app, l'apoteosi del point-and-click che però ha estromesso qualsiasi linguaggio formale universalmente condiviso. Si parla di "nuove grammatiche" ma non confondiamoci: si tratta di banali regolette stabilite dal produttore della singola app che stabilisce cosa puoi cliccare e cosa puoi fare con ogni clic - magari in una app con un documento PDF puoi fare due cose mentre in un'altra no, o ne puoi fare di diverse, ma non sei tu che decidi. In altre parole, ci troviamo nella Torre di Babele; soprattutto, lasciamo che i giovani ci crescano. L'immagine è un po' quella del genitore che con l'idea peregrina di essere amico dei propri figli fa un gran pasticcio, ammiccando superficialmente al nuovo.
 
Ma perché proprio il linguaggio HTML? L'obiettivo che ci poniamo è più culturale che tecnico. Nessuno di noi ambisce a fare il progettista di siti, come qualcuno potrebbe immaginare, considerato che HTML è il codice di base con il quale si compongono le pagine web. No, approfondiamo qualche elemento di HTML per i seguenti motivi:
  1. L'HTML è una delle prime cose che si trovano quando si cerca di sbucciare questo corpo tecnologico, quel tanto che basta per scorgere, subito sotto, i linguaggi e gli strumenti che ne costituiscono l’essenza (Ibidem). L'HTML è uno dei linguaggi universali del Web, il primo. Tutto ciò che vedete poggia (anche) su di esso.
  2. Può obiettivamente servire. Basta voler scrivere qualcosa in un blog, wiki o servizio similare, per rendersi conto che sapere manipolare un minimo il codice HTML dà maggiore libertà nel controllare la forma di quello che si scrive, rispetto ai comandi iconografici usualmente messi a disposizione. La forma nella scrittura digitale è tanto importante quanto lo è la calligrafia nella scrittura manuale - ebbene sì!
  3. È un esempio interessante e importante di come oggi testo e metatesto si integrino: i comandi sono frammisti al testo medesimo su cui devono agire: scrivendo Pippo impartisco al navigatore che rappresenterà sul vostro schermo questo testo l'ordine di scrivere la parola "Pippo" in grassetto, così: Pippo. In questo caso per metatesto intendiamo comandi che impongono una qualche manipolzaione della forma grafica del testo e che non appariranno sul medesimo. Si tratta di un codice e questa particolare forma di codice ricade nella categoria dei linguaggi marcati, markup language, con i quali il testo viene marcato conn i comandi che devono agire su di esso. HTML: HiperText Markup Language.
  4. Un laboratorio non potrà mai essere realizzato veramente in un contesto online ma se è a questo che siamo confinati, allora ne possiamo fare un surrogato forse decente mettendo su delle semplici esercitazioni in HTML, considerato che i risultati possono essere mostrati a tutti e quindi facilmente condivisi - non così facilmente in realtà ma anche questo è istruttivo.
  5. Alla fine avremo comunque "smanettato un po'" e questo dovrebbe far bene alla confidenza con la Macchina, che è un discreto obiettivo per un laboratorio.
 
 
 
 
 

Note

  1. La fonte è una conoscenza personale ed è seria ma mi piacerebbe verificare ulteriormente. Se qualcuno conferma e dà ulteriori riferimenti mi fa piacere. Torna indietro

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HTML 1 del 07-Giu-2015?
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Open Educational Resources - Un esempio: SOS-Matematica

Questo breve post, composto da un'osservazione sperimentale e da una segnalazione, è rivolto a

  1. tutti e tutta la comunità #loptis, per enfatizzare l'importanza del ruolo che oggi rivestono le Open Educational Resources (risorse didattiche aperte), spesso utilizzate inconsapevolmente
  2. gli studenti IUL del Laboratorio Informatico #linf14, per il motivo precedente ma anche perché saranno presto invitati ad utilizzare risorse del genere
  3. gli insegnanti di matematica per la preparazione degli studenti per la maturità.

L'osservazione

L'osservazione sperimentale concerne un campione di 568 studenti di medicina ai quali è stato chiesto di comporre un tema a piacere, partendo da una rosa di argomenti suggeriti ma non limitandosi obbligatoriamente a questi. Il contesto è quello dell'insegnamento di informatica che nella Scuola di Scienze della Salute Umana di Firenze si propone al secondo semestre. I dati che riporto qui in forma di istogramma si riferiscono ai 462 studenti che hanno già presentato i loro elaborati per la presente sessione di esami estiva.Distribuzione degli argomenti scelti dagli studenti in un tema a piacere per l'insegnamento di informatica al primo anno di medicina

L'istogramma mostra quanti sono gli studenti che hanno scelto un certo tipo di argomento. È composto da una "testa" a sinistra e da una "coda lunga" a destra. La testa comprende gli argomenti suggeriti, la coda esprime le scelte originali. Vale la pena lasciare la libertà di inventare: c'è chi si è spinto ben oltre la scrittura di un testo, per esempio realizzando un progetto per monitorare il respiro dei neonati con Arduino

Gli argomenti preferiti sono stati:  

  I link conducono alle risorse didattiche offerte Numero studenti % In una frase
OER Open Educational Resources 138 30%  Credevo di essere un copione invece è una cosa seria!
SNE Social Network ("patto con il diavolo") 93 20%  Mai avrei immaginato...
LSI Letteratura scientifica 64 14%  Indignazione per il lucro dell'editoria scientifica
SLI Software libero 51 11%  Ma com'è che non ce lo aveva detto nessuno?
RIF Riflessione ampia sugli altri temi 30 6.5% "Nonostante la mia patente ECDL e il mio diploma scientifico a indirizzo PNI (Piano Nazionale Informatica), conseguito peraltro col massimo dei voti, posso testimoniare che queste problematiche non vengono neanche minimamente accennate."
ELI Elaborazione immagini 25 5.4%  

Qui ci interessano le OER. Provo a liofilizzare i 138 temi:

Non sapevo che questa cosa che ho sempre usato avesse un nome e fosse una cosa seria.

Per me sono state fondamentali fino dai primi anni del liceo, tutte le volte che volevo approfondire qualcosa ma soprattutto in quei casi in cui il professore non sapeva spiegare o comunque io non lo capivo. Non so come avrei potuto fare senza i video della Khan Academy  o il servizio WolframAlpha, in certi casi.

Ora all'università sono ancora più utili dove i professori spiegano ancora peggio, salvo alcune eccezioni, non possono seguirci personalmente, spesso non ci danno nemmeno "le slide" e ci dobbiamo affidare alle "sbobinature".

Ci sono materie dove le OER sono indispensabili, per esempio per le dissezioni anatomiche che non possiamo fare, per la nostra numerosità (>500) e per le difficoltà burocratiche che abbiamo in Italia: le risorse online sono fondamentali per capire come stanno le cose.

Le OER vanno però sapute gestire: sono ottime per conoscere lo stato dell'arte ma non bisogna dimenticare che molti professori vogliono sentire la materia come la "hanno detta loro" - succede anche che professori diversi la vogliano sentire in modo diverso su di uno stesso argomento e a noi per passare l'esame serve anche questo.

Concludo: le OER ci sono e gli studenti le usano, comunque e spesso molto bene. Invece di ridurre la questione a "non fare il copia/incolla da Wikipedia" sarebbe meglio rendersi consapevoli di questa straordinaria realtà mettendola adeguatamente a frutto.

La segnalazione

Ho ricevuto da più parti la segnalazione di SOS-Matematica.it, una recente iniziativa di OilProject, un servizio che offre crica 5500 lezioni su una varietà di argomenti. In SOS-Matematica.it si possono porre domande di matematica di qualsiasi tipo e 7 persone sono lì pronte a rispondere.

Chi è interessato può scaricare una scheda dettagliata (PDF 478 KB) oppure vedere qualche esempio.

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ANDREAS ROBERT FORMICONI, inviato il 06-GIU-15

Ho controllato, il link che dici, che poi è alla pagina Unesco per le OER, sembra funzionare.Potresti avere avuto un problema momentaneo di comunicazione, effettivamente. Grazie per la segnalazione però: è sempre bene non lasciar correre qualcosa che non funziona come dovrebbe o che presenta qualche scorrettezza!

Usa pure tutto quello che vuoi :)

CINZIA PADERI, inviato il 06-GIU-15

 Meraviglioso.....molto interessante tutto.

Vorrei segnalare che su tablet il LINK "cosa seria" non si attiva.... forse è colpa mia .... della connessione ..... Non so !

Sul PC fisso funziona perfettamente.

Molto interessante, scusate la ripetizione, l'espressione " Provo a liofilizzare ...."

Prof. Andreas credo proprio che la farò mia. ...Sperando  di non violare nessun diritto d'autore.

Saluti

 

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Open Educational Resources - Un esempio: SOS-Matematica del 06-Giu-2015?
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Il blog della IUL

Avevo scritto questo primo post in forma insignificante, giusto per fare un controllo. Ciò nonostante mi sono ritrovato dei commenti, pur non avendo detto nulla! Rimediamo subito.modifica

Si tratta di un servizio che è stato appena inserito nell'ambiente informatico IUL. L'idea è quella di fornire uno strumento di blogging agli studenti senza che questi debbano fare un account con uno dei vari servizi che si trovano nel Web. Non che ci sai nulla di male in questo  ma quando si richiede di fare qualcosa a fini didattici è preferibile che gli strumenti vengano messi a disposizione degli studenti dall'istituzione nel contesto dell'offerta formativa. Una volta esaurita l'esperienza didattica, chi vorrà potrà aprirsi un blog presso un servizio qualsiasi.

Il servizio di blogging IUL non è pubblico ma è riservato agli studenti, ai docenti e al personale IUL. Tuttavia i blog sono visibili dall'esterno e chiunque può contribuirvi con dei commenti, sempre che l'autore lo consenta. L'editor dei testi si confronta bene con quelli dei servizi più noti, dispone di un notevole set di opzioni e consente di editare il testo anche in HTML - una caratteristica che lo rende molto interessante per realizzare un piccolo laboratorio condiviso di HTML. I post e i commenti sono inoltre tracciabili mediante il meccanismo dei web feed. Insomma ha tutto quello che serve per un'esperienza didattica completa.

Bisogna considerare che il servizio si trova in una fase di rodaggio - come noto, la qualità del software si ottiene solo mediante il dialogo sostenuto nel tempo fra gli utenti e il team di sviluppo, che in questo caso fa capo al programmatore IUL Giovanni Spinelli. Quindi chiunque utilizzi questo servizio è pregato di segnalare eventuali disfunzioni o idee per possibili miglioramenti.

Dal canto mio cercherò di pubblicare anche qui i post per la IUL che solitamente scrivo nel blog http://iamarf.org.

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AURORA ABATEMATTEI, inviato il 10-GIU-15

Un mondo tutto da scoprire e fare proprio, tanti termini nuovi, imparare per errori, tentativi, indicazioni e suggerimenti vari, per far trasfomare il tutto in competenza da mettere in pratica......una bella impresa, ardua ma molto "stuzzicante"  :-)

MARIANTONIETTA FINA, inviato il 07-GIU-15

Aprire il pc e trovare una "fresca" novità come un Blog "solo per noi" è a dir poco fantastico! Caro Andreas...l'idea era nell'aria già da tempo, avevi sfiorato quest'idea in #linf12...ma credo proprio che ora i tempi siano veramenti appropriati.  Mi sembra certamente più pratico...anche se io, quando ho un dilemma faccio ricorso a Iamarf...oramai ne conosco tutti gli angoli reconditi. Oggi proverò con l'Ipad...che ogni tanto per blog e altre cose del genere risulta più insidioso. Sarà Apple ma non sempre semplifica, anzi ti complica!

Buona domenica! A presto! Mariantonietta#linf12 

GABRIELLA LIVIO, inviato il 06-GIU-15

ho provato ad aprire il mio, mi pare semplice da usare ma ci devo ancora studiare... ieri ho messo un link a un video, oggi ho modificato facendo l'embed del video e funziona.... ho anche attivato i commenti che ieri erano disattivi... 

ho alcuni dubbi:

 - il blog è visibile solo da chi ha  fatto log in nell'ambiente iuline?

 - i commenti vengono pubblicati in automatico, senza possibilità di controllo da parte del gestore del blog... in questo caso non dovrebbero esserci problemi ma se si fa un blog per la classe è meglio avere la possibilità di filtrare i commenti in modo da non vedere pubblicate cose inopportune

 - nel caso si voglia mettere un link ad un'altra pagina, come fare per farlo aprire in un'altra scheda o finestra? (anche da iamarf i link si aprono sempre sulla stessa pagina, io tendenzialmente li faccio aprire su un'altra in modo da avere la possibilità di guardare la pagina originaria nel caso di bisogno senza uscire dalla pagina linkata....c'è un motivo per cui invece sarebbe meglio la soluzione della pagina aperta nella stessa finestra?)

 

GABRIELLA LIVIO, inviato il 06-GIU-15

Non trovo un collegamento che mi riporti direttamente dal blog alla pagina del corso di laurea... sono io che non lo vedo o non c'è? :)

LUCA ANGELO DE PAOLIS, inviato il 05-GIU-15

Rapido e anche più pratico che aprire un blog con i vari strumenti disponibili

MARIA OLIVA BARBACCIA, inviato il 05-GIU-15

Rieccoci qua, adesso sto usando l'iphone e funziona!😃

 

Certamente è più facile usare le icone!😃👍😳✏️

MARIA OLIVA BARBACCIA, inviato il 04-GIU-15

Salve a tutti, bella questa idea, sto scrivendo dal pc ma proverò anche il cell :)

ROBERTA CANNELLOTTO, inviato il 04-GIU-15

Trovo molto utile questa modalità anche per chi ha già aperto uno o più blog. Sto scrivendo dal mio telefono,Windows Phone (mi spiace niente android ma era in super offerta...).

ROBERTA SANGIORGIO, inviato il 04-GIU-15

Eccomi!Funziona!Come si dice a scuola presente!

FRANCA BARTOLINI, inviato il 04-GIU-15

 

allora provo anch'io. Dal cellulare! Mi sa che devo studiare un po' le icone; alcune sono intuitive ma altre devo testarle 😳

 

 

NICOLETTA FARMESCHI, inviato il 04-GIU-15

Bellissima idea, questa del blog delle Iul! Seguirò le novità in queste pagine.

Cordialmente,

Nicoletta F.

ANDREAS ROBERT FORMICONI, inviato il 04-GIU-15

Credo di avere capito cosa mi è successo ieri, Giovanni. Avevo iniziato a scrivere il post ma, come al solito, ho interrotto il lavoro più volte per portare avanti altre cose. Nel frattempo dev'essere scaduto il tempo di login nell'ambiente e ecco, in questo frangente, se tu selezioni "Salva le modifiche", lui ti canella il post. Ergo, sarebbe opportuno che si verificasse una delle seguenti alternative:

  1. finché uno ha una finestra di editing aperta il sistema non ti scaraventa fuori
  2. il sistema, prima di sloggarti, ti avverte dandoti la possibilità di rimanere dentro
  3. se proprio deve sloggarti di straforo prima salva lo stato corrente del post o commento
ANDREAS ROBERT FORMICONI, inviato il 03-GIU-15

Ehi... non mi ero accorto... come avete ricevuto la notifica? Credevo di essere nascosto... :)

CINZIA PADERI, inviato il 03-GIU-15

Salve ... ottima iniziativa.

FLAVIA ZANCHI, inviato il 03-GIU-15

Funziona, sempre avanti prof!

Noi si continua :)

IMMACOLATA NAPPI, inviato il 03-GIU-15

Buon blog a tutti! :-)

LISIA PIOVANO, inviato il 03-GIU-15

Salve prof provo anch'io! mi piace l'dea del blog e dei blog degli studenti!

DANIELA GIUSEPPA CHIARENZA, inviato il 03-GIU-15

Faccio una prova anche io . Ciao a tutti|

ELENA GALLUCCI, inviato il 03-GIU-15

Provo anche io! Buongiorno! :-)

ANDREAS ROBERT FORMICONI, inviato il 03-GIU-15

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