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IO E SCRATCH

ROBERTA CANNELLOTTO
12-Ago-2015

Scratch è un ambiente di programmazione completamente visuale, si avvale di comandi sotto forma di mattoncini impilabili, come i Lego, che consentono di applicare delle azioni ad alcuni i oggetti, detti sprite, creando dei contenuti multimediali partendo da zero utilizzando l'editor e la guida passo -passo oppure modificando progetti esistenti. la possibilità di vedere man mano i progressi e di correggere velocemente gli errori permettono anche a bambini piccoli di avvicinarsi alla programmazione.

Con Scratch si possono creare svariati progetti, inserire suoni, azioni condizionate, realizzare giochi didattici, fino a programmare Arduino con un suo derivato scratch per Arduino

Io mi sono avvicinata a Scratch perchè sono di natura un po' curiosa e perchè volevo trovare qualcosa di interessante per mio figlio in grado di avvicinarlo alla programmazione appassionandolo. Quanto mio figlio ha prodotto, l'ha incorporato in un piccolo sito creato quando frequentava la quinta elementare. Naturalmente tutti gli account sono stati aperti a mio nome e "lavoravamo" insieme.

Ecco uno dei giochini che ha creato

 
Mi piace molto imparare facendo, quindi io sono partita dagli esempi pronti (quelli più semplici) ed ho provato a cambiare i comandi, provando e riprovando.
 

L'editor online e la guida

 Trovo sempre utile individuare nei programmi dove sono le guide che mi potrebbero servire, parto sempre dall'esplorazione della pagina principale e cerco i punti di domanda.
 
 

 

Guida passo passo, dove sei?

 Possiamo cliccare su "suggerimenti" sulla barra centrale oppure sui punti di domanda.

Ci sono due punti di domanda, uno centrale e uno a destra.

 

Clicchiamo prima su quello centrale e poi con il cursore che si attiva (a forma di punto di domanda) clicchiamo sui vari comandi.

 

 

Fonti interne nei blog IUL

 

 

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ROBERTA CANNELLOTTO
12-Ago-2015

 

HTML ESERCIZIO 3

Per questo esercizio utilizzerò un brano che devo studiare *.

 

2.1.2. L'approccio naturale

Il libro è strutturato in modo da evidenziare gli aspetti fondamentali per ogni approccio linguistico.

I principali nodi sono:

 

    1. Quando?
    2. Perchè?
    3. Chi?
    4. Dove?
    5. Che cosa?
    6. Come?

 

quando?

L'approccio naturale nasce quasi contemporaneamente all'approccio formalistico
come reazione alla sua rigidità e alla sua impostazione innaturale e si diffonde, tra la fine dell'Ottocento e gli anni Quaranta,
soprattutto nelNord Europa, in Svizzera (con Berlitz in particolare)
e negli Stati Uniti.

perché?

Come per l'approccio formalistico, anche per l'approccio naturale
non possiamo individuare un riferimento teorico unico ed esplicito.
Possiamo tuttavia riconoscere, indiscutibilmente, che la sua
filosofia di fondo venne influenzata dagli studi di fonetica
che hanno caratterizzato la fine dell'Ottocento (Galazzi, 1996)
e in particolare dai lavori di Viëtor (1887.),]espersen (1953; ed. or. 1901),
Sweet (1899) e Palmer (1917, 1922).
Questi studiosi hanno teorizzato, con un secolo d'anticipo,
l'ordine naturale dell'apprendimento linguistico
(Krashen, Terrell, 1983; cfr. cap. 1, par. 1 )
sostenendo che l'oralità deve precedere la scrittura
attraverso una successione ordinata
nello sviluppo delle abilità (prima ascoltare, poi parlare,
poi leggere, poi scrivere) e dunque rivendicando
la priorità dell'orale sullo scritto, diversamente,
anzi al contrario di quanto asserito dall'approccio formalistico,
Si affermaquindi progressivamente l'idea che la lingua straniera
debba essere insegnata all'adulto come la madre insegna
la lingua materna al bambino, adottando pertanto un approccio
induttivo che dall'uso conduca alla norma,
dalla funzione alla forma, dalla lingua alla regola.

chi?

Come per l'approccio formalistico il fattore dello spazio didattico privilegiato
dall'approccio naturale è lalingua, non però come forma ma come uso, quindi
la lingua di tutti i giorni, la lingua utile all'apprendente per capire e farsi capire
dall°interlocutore nativo. Anche il fattore soggetto, dunque, gode, insieme alla
lingua, di un'attenzione particolare, mentre l›insegnante funge da 'fornitore'
di input e di feedback, rigorosamente nella lingua da apprendere.

dove?

L'area di sviluppo e di diffusione dei metodi diretti, scaturiti dall'approccio naturale,
è l'Europa, in particolare i paesi di forte immigrazione quali
il Nord Europa e la Svizzera, oltre agli Stati Uniti.
I destinatari privilegiati sono soprattutto gli adulti,
interessati a conoscere le lingue straniere per comunicare oralmente in contesti reali.

che cosa?

Enrico Borello ricorda come segue i principi dei metodi diretti:
Ascoltare, capire, imitare senza far alcun ricorso alla lingua madre. Nelle prime fasi
dell'apprendimento, il significato delle parole viene fatto capire indicando oggetti
e mimando azioni; successivamente si ricorre a sinonimi, antonimi, parafrasi. Lo
studio della grammatica avviene induttivamente: anche quando sono necessarie
spiegazioni sistematiche, le regole devono essere fornite in lingua straniera (Borello,
1996, pp. 1334)-
I contenuti privilegiati da questi metodi sono dunque strettamente connessi
alla lingua usata quotidianamente per interagire con il parlante nativo. Parti-
colare enfasi viene attribuita alla pronuncia e allo sviluppo delle abilità orali
(comprendere e parlare), senza alcun ricorso alla lingua materna. Gli ele-
menti culturali impliciti alla lingua vengono approfonditi solo se emergono
spontaneamente e la grammatica non viene affrontata esplicitamente bensi
acquisita in maniera induttiva e senza un ordine preciso.

come?

Quanto alle tecniche didattiche maggiormente utilizzate ricordiamo sempli-
cemente la conversazione con il docente madrelingua, elemento imprescin-
dibile per i metodi diretti e il cosiddetto mim-mem approach, che prevede
l'accostamento del discente a campioni di lingua da assumere mediante imi-
tazione gestuale, drammatizzazione e accoppiamento parole-frasi.
La lingua materna e la traduzione sono totalmente bandire da questi metodi,
professati da docenti che parlano e insegnano unicamente in lingua straniera.
Fra i principali metodi diretti ricordiamo i metodi diretti naturali e/o fo-
netici, quelli semplificati e quelli cosiddetti eclettici (Bosisio, zooga).

Ma se dovessi riproporre la stessa struttura, come si comportano i link interni? risposta

2.1.3. L'approccio naturale2

Il libro è strutturato in modo da evidenziare gli aspetti fondamentali per ogni approccio linguistico.

I principali nodi sono:

 

    1. Quando?
    2. Perchè?
    3. Chi?
    4. Dove?
    5. Che cosa?
    6. Come?

quando?

L'approccio naturale nasce quasi contemporaneamente all'approccio formalistico
come reazione alla sua rigidità e alla sua impostazione innaturale e si diffonde, tra la fine dell'Ottocento e gli anni Quaranta,
soprattutto nel Nord Europa, in Svizzera (con Berlitz in particolare)
e negli Stati Uniti.

perché?

Come per l'approccio formalistico, anche per l'approccio naturale
non possiamo individuare un riferimento teorico unico ed esplicito.
Possiamo tuttavia riconoscere, indiscutibilmente, che la sua
filosofia di fondo venne influenzata dagli studi di fonetica
che hanno caratterizzato la fine dell'Ottocento (Galazzi, 1996)
e in particolare dai lavori di Viëtor (1887.),]espersen (1953; ed. or. 1901),
Sweet (1899) e Palmer (1917, 1922).
Questi studiosi hanno teorizzato, con un secolo d'anticipo,
l'ordine naturale dell'apprendimento linguistico
(Krashen, Terrell, 1983; cfr. cap. 1, par. 1 )
sostenendo che l'oralità deve precedere la scrittura
attraverso una successione ordinata
nello sviluppo delle abilità (prima ascoltare, poi parlare,
poi leggere, poi scrivere) e dunque rivendicando
la priorità dell'orale sullo scritto, diversamente,
anzi al contrario di quanto asserito dall'approccio formalistico,
Si affermaquindi progressivamente l'idea che la lingua straniera
debba essere insegnata all'adulto come la madre insegna
la lingua materna al bambino, adottando pertanto un approccio
induttivo che dall'uso conduca alla norma,
dalla funzione alla forma, dalla lingua alla regola.

chi?

Come per l'approccio formalistico il fattore dello spazio didattico privilegiato
dall'approccio naturale è lalingua, non però come forma ma come uso, quindi
la lingua di tutti i giorni, la lingua utile all'apprendente per capire e farsi capire
dall°interlocutore nativo. Anche il fattore soggetto, dunque, gode, insieme alla
lingua, di un'attenzione particolare, mentre l›insegnante funge da 'fornitore'
di input e di feedback, rigorosamente nella lingua da apprendere.

dove?

L'area di sviluppo e di diffusione dei metodi diretti, scaturiti dall'approccio naturale,
è l'Europa, in particolare i paesi di forte immigrazione quali
il Nord Europa e la Svizzera, oltre agli Stati Uniti.
I destinatari privilegiati sono soprattutto gli adulti,
interessati a conoscere le lingue straniere per comunicare oralmente in contesti reali.

che cosa?

Enrico Borello ricorda come segue i principi dei metodi diretti:
Ascoltare, capire, imitare senza far alcun ricorso alla lingua madre. Nelle prime fasi
dell'apprendimento, il significato delle parole viene fatto capire indicando oggetti
e mimando azioni; successivamente si ricorre a sinonimi, antonimi, parafrasi. Lo
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come?

Quanto alle tecniche didattiche maggiormente utilizzate ricordiamo sempli-
cemente la conversazione con il docente madrelingua, elemento imprescin-
dibile per i metodi diretti e il cosiddetto mim-mem approach, che prevede
l'accostamento del discente a campioni di lingua da assumere mediante imi-
tazione gestuale, drammatizzazione e accoppiamento parole-frasi.
La lingua materna e la traduzione sono totalmente bandire da questi metodi,
professati da docenti che parlano e insegnano unicamente in lingua straniera.
Fra i principali metodi diretti ricordiamo i metodi diretti naturali e/o fo-
netici, quelli semplificati e quelli cosiddetti eclettici (Bosisio, zooga).

 

Dalla prova effettuata, le ancore riconosciute sono le prime (dall'alto),
perciò ogni ancora deve essere distinta da quella simile

*Avrei dovuto farlo prima, ma a volte si verificano imprevisti uniti ad una strana congiunzione astrale, ma come dice mia mamma:"dobbiamo trovare quanto c'è di buono"

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Primi esperimenti-

ROBERTA CANNELLOTTO
13-Giu-2015

LA PRIMA VOLTA CHE HO USATO HTML

Un po' di tempo fa, credo nel 2008, mi prese la smania di imparare a costruire un sito.

Per imparare ho cercato informazioni sulla rete, credo sul sito html.it, poi mi sono comprata un libro

HTML - Mondadori Informatica

il primo sito l'ho costruito con il blocco note di Windows, e mi ricordo ancora la fatica per centrare correttamente il menu' proprio dove volevo, su un'immagine. Ho dovuto studiare anche il CSS

Devo dire, pero', che analizzare il "codice" HTML delle pagine che mi piacevano di più è stato fondamentale. Purtroppo ho dimenticato come utilizzare i caratteri accentati.

Di quel primo progetto, che non seguo più, rimane poco, trovo ancora in rete questo file swf

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